Diventare selvaggi

Diventare selvaggi è uno dei modi per evadere da una società divenuta ormai insopportabile ed è uno degli obiettivi che ha perseguito anche Paul Gauguin, dando alla sua impresa un carattere che potremmo dire esemplare.

Il mito del selvaggio non era nuovo nella cultura francese; tutto il settecento ne è pieno. Nell’illuminismo il concetto di selvaggio era, però, un concetto attivo, rivolto contro le costruzione di tipo feudale, contro i pregiudizi della morale dell’epoca. L’uomo di natura di Rousseau, ad esempio, può essere definito come la traduzione del mito del buon selvaggio in una ideologia politica.

Ma non è più questo lo spirito con cui si guarda a questo mito. Non è più un argomento atto a modificare una società per trasformarla in qualcosa di più liberale e naturale. La società, adesso, appare irrimediabilmente perduta e, a questo punto, il mito del selvaggio diventa solo uno strumento di evasione da essa. 

Da mito convergente diventa mito divergente dalla realtà per ritrovare fuori di essa una felicità non contaminata.

Questa evasione Gauguin l’ha tentata in due direzioni, la prima verso il mito della spiritualità popolare – durante i suoi soggiorni in Bretagna – e la seconda nel mito del primitivo con i suoi viaggi a Tahiti.

Ritrova questo contatto con la natura nell’erotismo che diventa, infatti, il mezzo fondamentale per giungere a contatto con lo stato naturale. Sulla sua casa, la casa dove finirà i suoi giorni, Gauguin scriverà: TE FARURU – qui si fa all’amore. L’amore diventa per lui l’anello magico del congiungimento con il mistero dell’universo. Ma questa sua evasione avrà anche riscontri morali e di denuncia, egli infatti condurrà una battaglia contro i missionari cattolici che corrompevano l’innocenza degli abitanti delle isole.

L’evasione di Gaugin ha quindi una causa ed uno scopo.

L’esperienza di Gauguin sarà l’esperienza di molti artisti che si troveranno a seguire la sua scia alla ricerca di un modo per salvaguardare la propria identità da una società estremamente corrotta: Kandinsky andrà in Nord Africa, Segall in Brasile e Klee in Turchia. Tante fughe in cerca di purezza, di uno stato di grazia e tanti ritorni amari e tante sconfitte.

In questi artisti dunque i miti del selvaggio e del primitivo non sono altro che parte di una ricerca affannosa per ritrovare se stessi, la propria felicità e la propria natura di uomini.

Durante il nostro tempo c’è ancora chi vuole fuggire dalla società ? Come si comportano gli artisti per cercare la propria identità e parlarci del mondo in cui viviamo? Indubbiamente il tema della ricerca della propria identità è fondamentale e permeante nella vita artistica, ma ultimamente vediamo come molti artisti siano vicini anche a tematiche sociali e ideologiche; si fanno portavoce cercando di vivere la vita artistica in maniera attiva all’interno della società. A parlarci della nostra società ci sono anche i nostri artisti, come ad esempio Ilenia Manfroni con il suo progetto “Body Identity” che ci parla del movimento della body positivity e di come spesso il corpo delle donne sia oggetto di stereotipi che contribuiscono a malessere e a disturbi psicologici. Ilenia, infatti, ci spinge a guardare i suoi corpi non conformi, ma ugualmente bellissimi.

Fai click qui per conoscere qualcosa in più sui lavori di Ilenia!

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