Artista della Settimana: Linee

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L’artista di questa settimana è Linee, con le sue opere ed i volti che ritrae ci fa riflettere su aspetti del corpo umano e su specifiche emozioni. L’arte di Linee___ è pacata, ma allo stesso tempo di grande impatto come i colori che “getta” sui suoi delicati disegni a matita.

Lo studio di Linee

Come sei diventato un artista? Qual è il tuo background e percorso formativo?

Ho iniziato a disegnare, come tutti, da bambino e, come tutti, ho poi smesso. Ho ripreso alle scuole superiori ma la svolta c’è stata con la lettura di “Imparare a disegnare con la parte destra del cervello” (avevo circa 18 anni all’epoca) di Betty Edwards. È stato un qualcosa per me di così sconvolgente che da quel momento ho ridefinito i piani della mia vita, e mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti, sezione Pittura. Si può definire come libro zen, mistico. Non disegnare i pieni, ma i vuoti; non gli oggetti, ma gli spazi tra di essi. Copiare disegni capovolti; disegnare per ore le linee nel palmo della mano guardando solo la mano e non il foglio. Fu qualcosa che mi cambiò la vita, e cambiò il mio modo di guardare le cose. Nel disegnare conosci meglio l’oggetto, lo rendi sacro, e conosci meglio anche te stesso.

Quali artisti o correnti artistiche ti hanno influenzato maggiormente?

Non saprei dire. Di certo Egon Schiele; mi piace la libertà nell’uso del colore degli espressionisti; Henri de Toulouse-Lautrec; Degas; Alfons Maria Mucha e in generale l’Art Nouveau. Mi piace chiunque abbia quella che considero una perfezione tecnica nell’uso delle linee, dell’inchiostro, della prospettiva. Forse uno dei miei preferiti è il fumettista italiano Sergio Toppi, di grande ispirazione per me. Non mi vergogno a parlare anche di artisti contemporanei, piccoli e grandi, e di come il mondo dei social e Youtube consentano di accedere a una quantità pressocché infinita di immagini e video grazie ai quali incamerare
sempre nuovi spunti, informazioni e modi di lavorare. I primi due che mi vengono in mente sono il simpaticissimo Teoh Yi Chie: pieno di idee e spunti sull’uso del colore e gli acquerelli; recensisce praticamente quasi qualsiasi cosa io possa pensare di voler comprare, come penne stilografiche, inchiostri, carte, ecc. Una seconda persona completamente diversa, un genio taciturno che definirei un moderno Michelangelo, è Kim Jung Gi US. Un pazzo, disegna scenari bizzarri, frutto di una fantasia sfrenata, all’impronta, con un pennellino e un po’ d’inchiostro. Senza disegni di costruzione alla base o altro. Va, e sembra la Cappella Sistina quando parte. Non è esattamente il mio stile preferito come tipo di stilizzazione delle figure, ma disegna tutto in prospettiva con 4 punti di fuga così, a memoria, come niente fosse. Stop, non mi dilungo oltre.

Come funziona il tuo processo artistico?

Disegno molto, tutti i giorni. Mi piace che il disegno rappresenti in maniera assoluta il momento presente, il momento in cui sto guardando qualcosa. Rimango molto concentrato e ogni linea viene tracciata mentre lo sguardo segue la linea di un oggetto, di un viso, di un corpo. Non si torna indietro e non si corregge. Per questo uso quasi sempre penne stilografiche e inchiostro direttamente su carta. Ogni tanto derogo ma alla fine mi annoio sempre quando provo a realizzare un disegno “fatto bene”, con disegno a matita preliminare e poi inchiostrazione successiva. La stragrande maggioranza dei miei disegni sono dunque veloci, inchiostro su carta, spesso di pessima qualità, carta per stampanti, carta riciclata o su sketchbook. Molti miei disegni mi piacciono anche, ma raramente mi ritengo totalmente
soddisfatto. Per fortuna, anche se non capita tutte le volte, ne arriva uno per qualche congiuntura astrale che ha in sé una qualche magia, che trovo un unicum, una rarità, mi ci “ossessiono” per un periodo più o meno lungo. Scannerizzo il disegno originale, che chiamo matrice, e inizio a riprodurlo molte volte su una carta di qualità, rigata, di 280g. Di qui in poi ci torno su tante volte, lo ricalco, lo ri immagino, lo coloro, solitamente con acquerelli, a volte con acrilici.

Quali emozioni o pensieri speri di suscitare in chi guarda le tue opere?

Mi dispiace ma non penso mai a soddisfare le aspettative di qualcuno quando disegno, neanche le mie. Anzi, quando mi prefiggo di fare o evocare qualcosa in particolare, poi ne esce qualcosa per me senza molto valore. Addirittura, se provo a replicare qualcosa che ha funzionato in passato poi non riesce più allo stesso modo. Provo ad andare sempre avanti.

Cosa puoi dirci di più riguardo la scelta dei tuoi soggetti?

Mi entusiasmano i volti, assurdamente complessi. Gli occhi, le palpebre, i nasi, le labbra, sono oggetti dalle prospettive folli, complesse. Le micro-espressioni facciali sono indecifrabili e irriproducibili. L’umore è irriproducibile. Disegni l’altro o te stesso? È un processo di studio e scoperta. Mi piace molto anche disegnare i fiori, i corpi e anche oggetti che si trovano in casa, come faceva Morandi.

Da dove deriva la tua passione per il ritratto?

Chi lo sa, forse da mio padre. Ricordo che quando ero bambino stava sempre con una enorme videocamera sulla spalla, di quelle con le VHS all’interno. Lo prendevamo in giro e lo odiavamo quando zoomava all’inverosimile per riprenderci. Diceva che alla fine la cosa più bella e l’unica che contava erano i volti delle persone, non gli sfondi. Anche con le macchinette fotografiche a pellicola, ricordo ancora quegli zoom che si allungavano quando prendeva la macchina fotografica in mano e ti voleva fare una foto. Era imbarazzante e faceva ridere con lui che ti diceva di non muoverti.

Potete vedere qui tutte le opere dell’artista Linee.

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